Data di pubblicazione: 26/02/2020
Numero accessi: 640

indietro

Le parole sono importanti, come le carezze. Lorenzo e Adriano Milani Comparetti

In, "Appunti sulle politiche sociali", n. 2/2018 (224)

Don Milani ha avuto molta attenzione per le parole. Quante parole avrebbero dovuto conoscere i poveri per riscattarsi e non essere messi ai margini? Valeria Milani Comparetti, documentando la vita della famiglia di don Lorenzo Milani, ci permette di capire, almeno un poco, questa attenzione[1].

Andrea Canevaro, professore emerito di pedagogia, Università di Bologna

Valeria Milani Comparetti è la nipote di don Lorenzo, figlia del fratello Adriano (1920-1986) che è stato un neuropsichiatra pioniere nella riabilitazione neuropsichiatrica infantile e protagonista della prospettiva per lo sviluppo dell’integrazione delle persone con disabilità e per l’avvio del superamento di luoghi segreganti. Il nonno, padre di Adriano e Lorenzo, è Albano. Prendendo questo libro come punto d’appoggio, cerchiamo di riflettere. Il libro di Valeria Milani Comparetti è una documentata storia famigliare, molto interessante e utile per capire meglio l’opera di Lorenzo Milani. Nel titolo, già nel titolo, c’è un suggerimento: fare attenzione alle parole.

Gesti e parole

Anche chi ha solo sentito parlare di Barbiana, sa che don Milani era molto attento alle parole. Il libro di Valeria Milani Comparetti è, in proposito, capace di rivelarci radici profonde. Avevamo capito come don Lorenzo avesse a cuore la conquista delle parole da parte di chi conosceva i gesti ma aveva poche parole. Don Lorenzo si rendeva conto che la padronanza dei gesti e la miseria delle parole avrebbe portato a una condizione di subordinazione. I padroni hanno le parole. Gli altri hanno i gesti. La mente e il braccio. Con una gerarchia che vorrebbe apparire “naturale”: chi ha la mente è superiore a chi ha il braccio senza la mente, ed è inferiore. Lorenzo Milani non ci sta. Barbiana lavora per riscattare e dare le parole a chi non le avrebbe.

E nel libro libro di Valeria Milani Comparetti incontriamo i quaderni del bébé. Sono brevi resoconti di ciò che una madre considera importante ricordare della crescita del bébé. La madre di Lorenzo annotava le parole e non le carezze. “Come i giocattoli con cui gioca un bambino, le parole e il linguaggio diventano oggetti amati che si manipolano, si comprendono, si combinano insieme, si offrono all’altro per un gioco infinito che non stanca mai. Un gioco che non veniva ostacolato o limitato. Alice e Albano tenevano al parlare per parlare, quanto al ragionamento, alla chiarezza logica, che sosteneva il discorso. Apprezzavano l’intelligenza dei loro figli, la cercavano e la mettevano alla prova con quella ‘dolcezza e tolleranza’ che Albano considerava salutare[2]”. Consigliamo chi legge di rileggere e soffermarsi su:

 - oggetti amati che si manipolano,

- si comprendono,

- si combinano insieme,

- si offrono all’altro per un gioco infinito che non stanca mai.

E a meditare: si riferiscono alle parole. Crediamo che Barbiana sia nata lì. Da quel prendere sul serio le parole. Baden Power  (fondatore degli scout... un movimento di educazione attiva) diceva: "Tutto con il gioco, niente per gioco". Si può applicare alle parole per i bambini Adriano e Lorenzo nel lettone dei loro genitori Alice e Albano. Non carezze ma parole. Parole come carezze.

Don Lorenzo Milani doveva capire e soffrire la condizione di chi aveva ricevuto parole che non avrebbero avuto legittimazioni dai padroni delle parole. Figli di contadini e di operai, arrivando a Barbiana, rivelavano la povertà di linguaggio. Non una povertà “naturale”, ma generata dall’iniquità che fa nascere la timidezza, la goffaggine, del Gianni di Lettera a una professoressa. Che ha ricevuto parole che poi, nella scuola, non sarebbero state apprezzate.

Potrà sembrare una stramba divagazione, ma vorremo ricordare che Nelson Mandela, dopo qualche decennio di prigionia, avrebbe voluto “ringraziare innanzitutto gli abitanti di Paarl [il luogo della sua prigionia], che mi avevano trattato con molta gentilezza per tutto il periodo di detenzione, ma i membri del comitato bocciarono categoricamente l'idea, sostenendo che sarebbe suonato strano se nella grande piazza di Città del Capo avessi rivolto le mie prime parole ai facoltosi bianchi del sobborgo di Paarl anziché alla popolazione cittadina[3]”. Lo stesso Mandela scriveva “L’istruzione é il motore dello sviluppo personale. E’attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione. E’ quello che facciamo di ciò che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che distingue una persona da un’altra. […] Conclusi aprendo le braccia a tutti i sudafricani di buona volontà, dicendo che chiunque - uomo o donna - avesse rifiutato l'apartheid avrebbe trovato accoglienza nel nostro movimento per un Sudafrica non razzista, unito e democratico, basato sul suffragio universale in liste elettorali comuni. Questo era il fine dell'Anc [il movimento politico a cui Mandela aderiva], lo scopo che mi ero sempre prefisso nei lunghi anni di prigione, e per il quale avrei lavorato negli anni che mi restavano da vivere. Era il sogno che avevo accarezzato quando ero entrato in carcere all'età di quarantaquattro anni; ma ora ero vecchio, ne avevo settantuno, e non potevo permettermi di perdere altro tempo”.[4]”.

Vorremmo ricordare che le parole fecero girare la storia del Sud Africa. Non il sangue. È una pagina forse unica nella storia dell’umanità. Può ancora farci capire quanto sia importante la parola, quanta forza contenga. Non dovremmo considerare l’esperienza di Barbiana un fatto tutto sommato bello e minore, confinato in una località sperduta dell’Appennino toscano. Barbiana riguarda la parole, che può salvare il mondo.

Un luogo sperduto e vicino: Barbiana

La vita di don Lorenzo, grazie al libro della nipote Valeria, può essere vista come un impegno di restituzione. Restituire ai poveri la parola. E per questo, un luogo sperduto e isolato come Barbiana ha un senso. Lorenzo Milani, figlio di una famiglia agiata, sceglie una vita diversa, schierandosi e vivendo povero fra poveri che vuole riscattare con l’istruzione e prendendo sul serio le parole. Quelle parole che aveva ricevuto e scambiato come carezze che non aveva invece ricevuto. Deve restituirle. E in questo c’è uno dei tratti più interessanti della vita di don Milani. Che, pur schierandosi e scegliendo, mantiene contatti affettuosi con il mondo da cui proviene. Si può dire che restituisce ai poveri quello che ai poveri era stato sottratto, con gratitudine nei confronti dei suoi genitori e dell’ambiente che lo aveva accarezzato con le parole.

Papa Giovanni ha introdotto la distinzione fra errore ed errante. Don Milani l’ha affermata vivendola nei rapporti umani. Con una scelta chiara, netta e senza indugi che non gli ha impedito di mantenere i legami originali. In questo senso Barbiana ha un significato chiaro: è un luogo nello stesso tempo lontano e vicino. Non è lontana da Firenze. Ed è una località sperduta. È simbolo, parola che nella sua etimologia ci porta al “legame”, concreto, reale.

Quando lo stato di salute di don Lorenzo si aggravò progressivamente, suo fratello Adriano, il padre di Valeria, autrice del libro di cui parliamo, lo seguì con particolare assiduità. E con amore fraterno e competente. Adriano era come Barbiana: lontano e vicino, molto vicino. E anche Adriano aveva conosciuto parole come carezze, capaci di sostituirle. Vogliamo pensare che proprio per questo, o, se dobbiamo essere prudenti, anche per questo, Adriano divenne quello che divenne: uno specialista che non imprigiona l’altro nel sintomo e nella diagnosi. Sa tenere insieme la lontananza della diagnosi e la vicinanza della vitalità anche minima. Capisce che la diagnosi dice quello che non viene detto, e forse proprio per questo è fondamentale: con la tua diagnosi dichiaro che sei lontano da me, che non ho la tua diagnosi. Ma la tua vitalità, anche minima, è, come la mia vitalità, intrecciata nella nostra vita. In altre parole: tu sei tu e io sono io. Insieme siamo noi. I due fratelli, ciascuno a suo modo, hanno tento insieme lontananza e vicinanza. Come sanno fare le parole. Invece le carezze hanno bisogno di vicinanza e sono impossibili nella lontananza. Capiamo meglio l’importanza delle lettere di don Milani, lettere che possiamo leggere anche grazie alla pubblicazione di tutti i suoi scritti[5]. Le lettere, che contengono parole e non possono contenere carezze, fanno diventare le parole carezze, e il lontano vicino. Tra gli esseri viventi solo l’essere umano scrive lettere. Ma gli esseri viventi, di cui facciamo parte, lasciano tracce … che, perché siano lette, devono essere avvicinate.

La laicità di un uomo di fede

Grazie al libro di Valeria Milani Comparetti, possiamo conoscere la laicità di Albano, padre di Adriano e Lorenzo. Laicità e non laicismo. Fatta di interesse e dialogo. E quindi sempre aperta a quella combinazione di vicino-lontano che abbiamo già sfiorato.

Assistiamo alla diffusione,un po’equivoca, di una laicità che potremmo definire sterilizzata e che sembra consistere nel guardarsi bene dal mostrare il minimo interesse per la sfera religiosa. Nel rappresentare un mondo, una realtà, in cui sembrano scomparsi tutti i segni viventi di religiosità. È possibile che queste rappresentazioni della realtà siano dettate dalle migliori intenzioni: di rispetto per tutti. Non sappiamo valutare questo tipo di laicità sterilizzata. Sappiamo che la laicità di Albano Milani Comparetti era diversa, fatta di domande, di interessi, di studi, di bisogno di dialoghi.

In quella laicità crebbe il futuro Priore di Barbiana. Che divenne un uomo di fede di matrice laica. La laicità non solo non gli impedisce di essere uomo di fede, ma molto probabilmente rende la sua fede più salda e profonda. Ci guadagna il suo impegno educativo. Don Milani vuole fare opera di evangelizzazione e non di proselitismo. La sua evangelizzazione è testimonianza, personale, e fiducia nell’impegno per le conoscenze, interrogando con intransigenza le realtà. nessun proselitismo. Nessuno atteggiamento, aggressivo o di seduzione, per imporre la propria fede.

Don Lorenzo è un educatore per la libertà. Come sosteneva Bonhoeffer la libertà di Dio per l'essere umano è storicamente visibile per il fatto che rende possibile la libertà dell'essere umano per la vita. Questo modo di correlare la libertà di Dio per l'essere umano e la libertà dell'essere umano è nella parola, che è polisemica e cerca e trova nelle autenticità del dialogo Il linguaggio della libertà non elimina una parola per amore dell’altra, ma vede piuttosto tutte le parole correlate in maniera tale che non possono essere separate senza essere distrutte. Libertà e vita sono talmente in rapporto l'una con l'altra che la 'carne' della libertà di Dio per l'uomo è la libertà dell'essere umano per la vita. Il Priore don Lorenzo si impegnerà per liberare dall’ignoranza imposta ai figli dei contadini e degli operai. Il libro di Valeria Milani Comparetti ci permette di capire qualcosa delle radici di quell’impegno. Ma, nell’epoca che ci impigrisce con le semplificazioni delle scelte si-no con un clic, la libertà del Priore è quella delle parole. Che vivono grazie alle regole.

Don Milani aveva tanto rispetto per le regole, da preferire, agli accomodamenti mascherati, il rischio dell’obbiezione di coscienza. Che è prendere davvero sul serio le leggi. Assumendosi delle responsabilità. L’assunzione di responsabilità è un educarci a vivere nella dimensione dell’accoglienza delle parole dell’altro, nelle situazioni diverse, per scoprirne gli elementi inquietanti ma anche di crescita. Ed è quindi un elemento fondamentalmente educativo. Crescita che non si ferma solo alla crescita di una certa fase e una certa fascia anagrafica ma che può continuare. Se ci si scopre incompiuti. Se invece ci si compiace di una compiutezza, allora non abbiamo più la possibilità di usare la parola “educare”, che in qualche modo esclude.

Responsabilità richiama un autore di grande spessore, di enorme importanza, ed è Hans Jonas[6] . Il suo principio “responsabilità” può essere ripreso nella lettura di queste esperienze didattiche ed educative, per capire quanto il mettere in moto un processo di conoscenza permetta di responsabilizzare senza correre il rischio, o correndo il rischio di fare degli errori. Si può assumere responsabilità, si può, prima ancora, conoscere senza sbagliare? Probabilmente si può ma c’è da domandarsi se è una reale conoscenza, e se è, quindi, una reale responsabilità. Su questi aspetti hanno riflettuto studiosi come Piero Bertolini[7], Michele Pellerey. Quest’ultimo ha riportato una citazione di Popper che nel 1972 scriveva: "Evitare gli errori è un ideale meschino. Se noi non osiamo affrontare problemi che siano così difficili (per noi) da rendere l’errore quasi inevitabile, non vi sarà, allora, sviluppo della conoscenza. In effetti, è dalle nostre teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa più importante è imparare da essi"[8]. L'interessante è quindi non tanto soffermarsi sulla necessità di non fare errori quanto quella di permetterci un’assunzione di responsabilità che faccia dell’errore una fonte di apprendimento. Nei rapporti con situazioni marcate dalla differenza questo è inevitabile.

Valeria Milani Comparetti ci permette di sottrarre don Milani alla collocazione in una rappresentazione da santino, una icona da altare. Ma di riuscire, come possiamo, a capire un percorso che le parole permettono. Uno scrittore che di parole se ne intendeva disse: "[...] cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire ‘ho fatto questo’ ‘ho fatto quello’ ‘ho mangiato ho bevuto’, ma si parla per farsi un'idea, per capire come va questo mondo [...][9]"

 

[1] V. MILANI COMPARETTI (2017), Don Milani e suo padre. Carezzarsi con le parole. Testimonianze inedite dagli archivi di famiglia, Roma, Edizioni Conoscenza.

[2] Op. cit., p. 24.

[3] N. MANDELA, (2010), Lungo cammino verso la libertà, Milano, Feltrinelli, p. 66

[4] N. MANDELA, Op. cit., p. 166

[5] Pubblicati nel 2017 nella prestigiosa collana “Meridiani” Mondadori: Don Milani, Tutte le opere (2 volumi, pp. 2.976, € 140).

[6] H.JONAS (1993;1979), Il principio responsabilità, Torino, Einaudi.

[7] P.BERTOLINI (1996), La responsabilità educativa – Studi di pedagogia speciale, Torino, Il Segnalibro.

[8] M.PELLEREY (1988), L’agire educativo, Roma, LAS, p. 27.

[9] C. PAVESE (1950), La luna e i falò, Torino, Einaudi. Ediz. 1969, Milano, Oscar Mondadori. p. 92.


Gli altri numeri della rivista. Se apprezzi il nostro lavoro puoi sostenerci con l’abbonamento.

Vedi anche: Don Lorenzo Milani. Il suo messaggio, la sua eredità.

La gran parte del lavoro per realizzare questo sito è fatto da volontari, ma non tutto. Se lo apprezzi e ti è anche utile PUOI SOSTENERLO IN MOLTO MODI.

Clicca qui per ricevere le news del Gruppo Solidarietà

PUOI SOSTENERE IL NOSTRO LAVORO ANCHE CON IL 5 x 1000.


Scarica il file PDF

Adempimenti legge 4 agosto 2017, n. 124


Il nostro Bilancio


60030 Moie di Maiolati (AN), via Fornace, 23


(+39) 0731 703327


grusol@grusol.it

Il materiale elaborato dal Gruppo Solidarietà presente nel sito pụ essere ripreso a condizione che si citi la fonte

-


IBAN IT90 V050 1802 6000 0002 0000 359 (Banca Etica)