Servizi domiciliari anziani e Unità di valutazione demenze. Sui dati regionali
Osservatorio Marche, n. 119 - 1° settembre 2021
Anziani non autosufficienti e con demenza. Funzionamento delle Unità di valutazione e presa in carico (CDCD) ed erogazione servizio di assistenza sociosanitaria domiciliare. Secondo i dati regionali, il 22% dei Comuni marchigiani (ma è possibile che siano di più) non eroga il servizio di assistenza domiciliare, finanziato con fondi nazionali e regionali. Allo stesso tempo il numero delle persone, cui l’ASUR assicura, coprendo il 50% dei costi, il servizio di assistenza tutelare domiciliare, così come previsto dai LEA, non viene indicato ed è facile prevedere che non sia garantito nella gran parte del territorio regionale. Per quanto riguarda invece il funzionamento dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, in assenza di definizione regionale di standard di funzionamento (figure professionali e dotazione oraria), l’esito, scontato, è una inaccettabile differenziazione territoriale, che determina in molti casi la negazione del diritto alla presa in carico
Il 14 aprile, il Gruppo Solidarietà ha inviato ai Consiglieri regionali una proposta di interrogazione consiliare, con l’obiettivo di conoscere:
1) il dato riguardante i beneficiari del servizio di assistenza domiciliare, erogato dai Comuni e finanziato attraverso il Fondo nazionale e regionale per le non autosufficienze;
2) il dato riguardante l’erogazione del servizio di assistenza tutelare, così come previsto nel Dpcm 12.1.2017, sui LEA;
3) la composizione e le modalità di funzionamento dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (CDCD), che svolgono la funzione di valutazione, presa in carico e definizione dei percorsi assistenziali.
Il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato, il 5 maggio 2021, l’interrogazione n. 175, che è stata poi discussa il 27 luglio 2021. Nel documento allegato, la risposta dell’assessore alla Sanità Filippo Saltarmartini. Analizziamo i contenuti delle risposte.
1) Erogazione da parte dei Comuni del servizio di assistenza domiciliare (SAD) agli anziani finanziato con il fondo nazionale e regionale per le non autosufficienze
Secondo il dato regionale, 50 Comuni, pari al 22% del totale, non erogano il servizio SAD e quindi non utilizzano la quota del Fondo non autosufficienze nazionale e regionale, vincolata per questa funzione e pari a circa 4,5 milioni di euro. La mancata erogazione sarebbe motivata dall’assenza di richiesta e/o dal fatto che l’utenza preferisce l’assegno di cura (finanziato sempre con il FNA, ma con regole diverse dal SAD).
L’impressione è che si tratti di una dato sottostimato e che il numero dei Comuni che non erogano il SAD sia maggiore: si consideri che nel solo ATS 9 di Jesi sarebbe presente il 20% dei Comuni (10 su 21) che non erogano il servizio. Verrebbe facile dire che, se un servizio non lo eroghi, difficilmente può essere fatta domanda per usufruirne. Nei fatti, in almeno 50 Comuni delle Marche, agli anziani residenti non viene offerto un servizio, per la cui erogazione i Comuni ricevono un fondo vincolato. A questo punto è necessario sapere cosa si sta facendo per fare in modo che in tutti i Comuni questo Servizio sia assicurato, secondo quanto previsto dal combinato degli articoli 2 e 22 della legge 328/2000.
2) Assicurazione del servizio di assistenza domiciliare tutelare
Sul punto non viene data risposta. E’ vero che, per un refuso, non viene citato correttamente - invece del comma 4, per errore si indica la lettera d), che si riconduce al comma 3 - il riferimento normativo dell’art. 22 del DPCM 12.1.2017. Ma comunque la richiesta è chiara: a quante persone viene assicurata l’assistenza tutelare in ogni singolo Distretto.
Nella risposta viene fornito solo il dato delle “prese in carico” a maggiore intensità assistenziale (CIA 3: 639 e 4: 2.388) in ciascun Distretto. E’ pertanto opportuno e necessario che venga fornito il dato complessivo: i LEA stabiliscono, con una norma che non modifica quanto previsto dal Dpcm 29.11.2001 (i cosiddetti “vecchi LEA”), che l’assistenza tutelare debba essere finanziata al 50% dalle Aziende sanitarie. Si tratta di un obbligo, non di una possibilità.
3) Come operano i Centri per i disturbi cognitivi e demenze (CDCD)
La risposta indica la dotazione di personale dei CDCD per singolo Distretto, richiamando il decreto 115/2015, nel quale sono indicate le funzioni del Centri. Ricordiamo che la Regione Marche (Dgr 107/2015) stima in circa 30.000 il numero delle persone anziane affette da demenza. Tra i compiti assegnati vi è anche la presa in carico sociosanitaria. Va ricordato che successivamente (Dgr 115-2018) ai CDCD è stato assegnato anche il compito di rivalutare le persone con demenza accolte nelle Residenze protette anziani, al fine dell’eventuale trasformazione in posti letto come residenza protetta demenze.
Nel 2020, con l’approvazione dei nuovi requisiti di autorizzazione, ai CDCD è stata assegnata la funzione,precedentemente affidata alle UVI, di valutazione dell’accesso alle diverse tipologie di servizi diurni e residenziali. Funzioni molto importanti che per essere esercitate richiedono competenze professionali specifiche ed un numero adeguato di operatori.
Ma la Regione Marche, così come per le altre Unità multidisciplinari, non ha mai voluto determinare lo standard minimo di funzionamento di queste équipe (figure professionali da impiegare e dotazione oraria). In assenza di queste disposizioni, ogni territorio (in questo caso il livello è distrettuale) si organizza come ritiene.
Per la regione Marche quindi non sembrerebbe esistere la necessità di una dotazione minima, che permetta di assicurare le funzioni assegnate. Infatti dalla tabella si può verificare sia l’enorme differenza di dotazione oraria tra i Distretti che l’estrema diversità delle figure professionali impiegate. Nel Distretto di Ancona (254.000 abitanti), il CDCD sarebbe addirittura composto da sole due figure professionali, per complessive 16 ore settimanali. Raramente ci sono operatori a tempo pieno ( solo tre in tre Distretti).
Non c’è bisogno di dettagliare ulteriormente per evidenziare la contraddittorietà di disposizioni, nelle quali sono presenti funzioni, senza contestuale definizione delle condizioni per esercitarle. Non dovrebbe neanche essere necessario richiamare quanto previsto dai LEA (art. 21, comma 2, Il Servizio sanitario nazionale garantisce l'accesso unitario ai servizi sanitari e sociali, la presa in carico ella persona e la valutazione multidimensionale dei bisogni, sotto il profilo clinico, funzionale e sociale. Le regioni e le province autonome organizzano tali attività garantendo uniformità sul proprio territorio nelle modalità, nelle procedure e negli strumenti di valutazione multidimensionale, anche in riferimento alle diverse fasi del progetto di assistenza), tanto è evidente la necessità di tenere insieme obiettivo e condizioni per raggiungerlo. Non farlo significa discriminare le persone e non garantire un diritto. Se si continua a non farlo bisognerebbe avere il coraggio di enunciarne pubblicamente le ragioni.
Per approfondire
- QUADERNI MARCHE. Soggetti deboli e servizi
- I materiali dell’Osservatorio del Gruppo Solidarietà sulle politiche sociali nelle Marche
- Non autosufficienza e sostegno alla domiciliarità nelle Marche (materiali corso di formazione)
Il nuovo libro del Gruppo Solidarietà, NON COME PRIMA. L'impatto della pandemia nelle Marche, 2021, p. 96, euro 11,50.
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