Fondo regionale di solidarietà. Perchè occorre ridefinirne gli obiettivi
Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche, n. 121 del 27 ottobre 2021.
L’utilizzo (e l’avanzo) del Fondo - annualità 2020. Occorre chiedersi perché oltre il 70% dei potenziali beneficiari non accede al finanziamento
Il Fondo regionale di solidarietà nasce all’indomani delle delibere del 2013 e 2014 (in particolare vedi Dgr 1331/2014), che danno applicazione alla normativa sui LEA, introducendo per alcuni servizi contribuzioni a carico dell’utenza precedentemente assenti. L’obiettivo è sostenere utenti e Comuni che si trovano ora a dover compartecipare ai costi del servizio. Successivamente la Regione ridefinisce l’obiettivo e si propone di sostenere le spese dei Comuni nel pagamento delle rette. Il Fondo non riguarda tutti i servizi ma, inizialmente, solo quelli riguardanti la salute mentale e, dal 2019, la disabilità. Si introduce un meccanismo, in base al quale la regolamentazione regionale non vale per tutte le persone che si trovano nelle condizioni indicate dalla delibera regionale, ma solo per quelle (nei soli servizi residenziali per persone con disabilità e salute mentale) per le quali i Comuni attivano il percorso di accesso ai contributi. Se il Comune non presenta la domanda, l’utente non accede al beneficio, nonostante sia nella condizione di riceverlo sulla base delle disposizioni regionali.
Un meccanismo contorto e distorto, che ha anche determinato, in tutti questi anni, un avanzo sui fondi in bilancio. E’ evidente che la norma deve essere cambiata, non solo in termini procedurali, ma anche ridefinendo con chiarezza l’obiettivo del Fondo. A partire dall’assunto che i beneficiari sono i Comuni se assumono i costi delle rette, altrimenti devono essere gli utenti, a prescindere dal fatto che i Comuni attivino o meno il percorso di accesso al Fondo.
Non dimenticando infine che il criterio di accesso non può essere categoriale (persone ricoverate in strutture per disabili e salute mentale si, in tutte le altre no), se si vuole evitare una discriminazione tra persone che si trovano in identiche condizioni.
Con i decreti 259 e 260 del 13 ottobre 2021 sono stati trasferiti agli ATS i fondi dell’annualità 2020 a sostegno delle rette assunte dai Comuni per la contribuzione a carico degli utenti nei servizi residenziali nell’area disabilità e salute mentale. Considerando che la struttura del provvedimento non è mutata rispetto agli anni precedenti, rimangono valide le considerazioni precedentemente formulate, agganciandole anche ai dati dell’annualità 2020.
Annualità 2020. Totale beneficiari 428 (disabilità: 212; salute mentale: 216). Fondo utilizzato: 3,327 milioni euro. Disabilità. Comuni richiedenti: 62; Salute mentale: 59. Gli ATS 3,5,16,18,24 non hanno presentato domanda rispetto alla disabilità. Per salute mentale, il 18 e 24.
Annualità 2019. Totale beneficiari: 387 (disabilità: 185; salute mentale: 202). Finanziamento di circa 3,1 milioni di euro. Disabilità: in 5 Ambiti (3,5,16,18,24) nessun beneficiario; in altri 5 (4,9,15,22,23) i beneficiari sono solo 11. Salute mentale. In un ATS non si hanno beneficiari. In 13 ATS sono 31; negli altri 9: 154. Qui i beneficiari nelle annualità 2017 e 2018.
I potenziali beneficiari (persone ricoverate in strutture per disabili e salute mentale che prevedono compartecipazione dei costi) possono essere stimati in circa 1.500. Circa il 72% (75% nel 2019) risulterebbe non avere i requisiti per l’accesso. Su un fondo complessivo di 5 milioni si ha un avanzo di circa 1,7 (i Decreti 275 e 276 del 4.11.2021, anticipano agli ATS l’avanzo 2021, pari a 2,084.140 euro che comprende, in fase di rendicontazione, anche il recupero di alcuni fondi).
L’inadeguatezza della struttura regolamentare del Fondo era stata ammessa dalla stessa Regione nel DEFR 2021-23, in cui veniva affermato: “sarà necessario procedere ad una semplificazione dei meccanismi procedurali, anche al fine di garantire il trasferimento delle risorse precocemente, rispetto all’attuale impostazione” (p. 81).
Da quando è stato istituito ad oggi, non si sono mai riuscite a spendere le risorse messe a bilancio, a causa della struttura del provvedimento. Infatti, se il Comune non avvia la domanda, il cittadino, che pur ne avrebbe diritto, non può usufruire del fondo. La causa sta nella resistenza dei Comuni, spaventati dalla possibilità di doversi poi accollare oneri, che attualmente non assumono. Temendo che il Fondo regionale non sia sufficiente a coprire tutte le spese, evitano di attivare percorsi che potrebbero determinare nuovi oneri (anche se dovuti). Inoltre, le regole fissate dalla Regione che devono essere recepite dal Comune per l’accesso al finanziamento, qualora venissero estese ad altri soggetti che non rientrano nel beneficio regionale, determinerebbe oneri ulteriori per i Comuni nella integrazione delle rette.
Ribadiamo di seguito quanto abbiamo già avuto modo di sostenere in questi anni: “…. Ciò conferma che per molti potenziali utenti i Comuni non hanno attivato alcun percorso. Se gli utenti non hanno cercato i Comuni, è perché nessuno ha detto loro di farlo; se i Comuni non hanno cercato gli utenti, è perché non ne assumevano gli oneri. E per quale ragione i Comuni non hanno cercato gli utenti, se era presente un contributo regionale cui poter accedere? Per il semplice fatto che l’aumento del numero dei beneficiari avrebbe potuto comportare un contributo parziale sulla contribuzione comunale stante i requisiti fissati dalla Regione. E dunque il Comune si sarebbe potuto trovare nella condizione di doversi accollare oneri mai assunti. Il nodo è tutto qui: perché il contributo regionale sia conveniente per i Comuni deve essere a rimborso; e perché ciò si verifichi, deve essere cambiato il percorso del contributo: l’utente è chiamato a contribuire secondo quanto stabilito dai criteri regionali (niente, in parte, tutto). Quello deve pagare e quello paga. L’altra quota rimane in capo al Comune. In caso contrario, il diritto dell’utente a pagare quanto previsto rimane aleatorio e dipendente dalla scelta comunale di attivare il percorso.”
Aggiornato il 6 novembre 2021
Vedi (10 luglio 2023), Che fine ha fatto il Fondo regionale di solidarietà?
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