Data di pubblicazione: 08/09/2018
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Dopo la delibera sul Fondo di solidarietà. La Regione, i Comuni, gli utenti


Con la delibera 1065/2018 ed il decreto 161/2018 la regione Marche ha definito i criteri di riparto, le modalità di utilizzo  ed i termini di presentazione delle richieste di contributo del Fondo regionale di solidarietà. La scheda analizza alcune parti del provvedimento, porta all’attenzione le criticità applicative ed evidenzia aspetti problematici legati al tema degli oneri sociali di utenti e Comuni.

            Più volte ci siamo occupati della vicenda del Fondo (vedi, La pessima proposta della giunta e Fondo solidarietà: a che punto siamo?). In particolare ci siamo concentrati sul ritardo con cui il finanziamento è stato attivato, e sui criteri di utilizzo.  Rimandando a quei lavori, ora affronteremo alcune specifiche questioni del provvedimento: gli aspetti applicativi e le prospettive che apre. Cercheremo di farlo con estrema schematicità, sperando che ciò non vada a detrimento della chiarezza.

            Il Fondo

            1) Non c’è più alcuna connessione con le delibere che hanno ridefinito le quote di compartecipazione dei servizi (1195/2013 e 1331/2014). Non interviene a sostegno dei maggiori oneri sociali nelle tariffe dei servizi.

            2) Si tratta di un Fondo regionale pari a 2 milioni di euro (sui bilanci 2018-19-20) che la giunta regionale ha deciso di destinare ai Comuni che si fanno carico, integralmente o parzialmente, delle quote sociali a carico di utenti ricoverati presso 4 tipologie di servizi residenziali psichiatrici (3 tipologie di comunità protette e il gruppo appartamento) o in  moduli psichiatrici, collocati in servizi non direttamente afferenti alla salute mentale (ad esempio rivolti ad anziani o disabili). Il contributo viene erogato anche per ricoveri fuori regione. I Comuni debbono obbligatoriamente - pena perdita del contributo- utilizzare l’ISEE. La delibera però - inspiegabilmente - esclude dal contributo gli utenti (circa 185) ricoverati presso le Comunità alloggio disturbi mentali (CADM). Utenza del tutto assimilabile a quella dei servizi sopra indicati.

            3) La delibera ha fissato i valori ISEE sui quali viene calcolato il contributo regionale: se ISEE inferiore a 2.850 euro, l’utente non è tenuto a pagare nulla; se ISEE superiore a 11.500, l’utente paga quota intera. Per valori tra 2.850 e 11.500 euro viene indicata la quota a carico del Comune (sulla quale viene calcolato il contributo regionale) e quella, conseguentemente, a carico dell’utente (vedi qui alcuni impatti).

            4) Per accedere al Fondo regionale i Comuni (entro il 30 settembre) devono presentare la domanda di contributo (vedi decreto 161/2018). La delibera indica 4 situazioni: in tutti i casi il contributo regionale viene erogato ai Comuni,  quando questi abbiano assunto per intero o in parte la quota sociale. Tuttavia il contributo verrà erogato solo nel caso in cui  sia presente un Regolamento comunale che preveda l'utilizzo dell’ISEE. Solo nel caso in cui il Comune - pur senza regolamento ISEE - abbia pagato la retta - tutta o in parte -,  la Regione eroga il contributo a patto che venga inviata attestazione ISEE dell’utente (vedi in dettaglio il decreto).

            5) Se l’utente con ISEE inferiore a 11.500 euro (soglia oltre la quale è tenuto  a pagare la integralmente la retta) ha pagato la quota sociale per intero - oppure parzialmente, ma in quota superiore a quella prevista dalla delibera -  (quindi con diritto a ricevere il contributo), ma il Comune non adotta Regolamento ISEE (e non contribuisce al costo della quota sociale), il contributo non viene erogato (ma vedere nel dettaglio le 4 situazioni previste nella delibera e richiamate poi nel decreto).

            La situazione appare, dunque, abbastanza complicata e di non facile composizione, considerati i diversi interessi e le regole di questo gioco. Tenuto, inoltre, conto che la gran parte dei Comuni marchigiani non applica la vigente normativa ISEE. Il rischio evidente è che possa esserci un cospicuo numero di beneficiari per i quali i Comuni hanno tutto l’interesse a non far giungere l’informazione, perché ciò determinerebbe l’assunzione di oneri comunali precedentemente assenti. Ricordiamo nuovamente che il contributo spetta a tutti gli utenti, dei servizi sopra indicati, con valore ISEE inferiore a 11.500 euro. Ciò che appare assolutamente incredibile sono le modalità con cui la Regione ha costruito un percorso che porterà molti beneficiari a non ricevere il contributo, perché volutamente non vengono informati e perché i Comuni non presenteranno domanda.

             Potenziali beneficiari

            Quanti potrebbero essere i potenziali beneficiari? Sulla base della DGR  sul fabbisogno (1105/2017) si possono stimare circa 350 posti (somma CP + GA), cui aggiungere tra  150 e 200 posti di moduli in strutture non afferenti alla salute mentale (anziani/disabili). Forse qualche decina gli utenti fuori Regione. Appare poi francamente difficile che la Regione possa escludere senza motivazione adeguata, gli oltre 180 ospiti di Comunità alloggio  disturbi mentale (CADM) i cui utenti sono del tutto assimilabili alle altre tipologie di strutture. Assimilabili anche per standard e tariffe.

Tirando le somme, senza CADM si possono stimare circa 550 beneficiari; con le CADM, oltre 700. Chi provvederà ad avvisare questi utenti potenziali beneficiari (tenendo conto che per molti di questi le rette con decorrenza 2015 non sono aumentate e quindi si trovano in condizioni non mutate, a differenza di quelli per i quali non era prevista quota sociale)? Molti di questi potrebbero essere peraltro stati “inseriti” in Comunità dai Dipartimenti di salute mentale e non aver mai richiesto contribuzione ai Comuni, oppure averla richiesta ed essersela vista negata al momento dell’inserimento, che potrebbe essere avvenuto molti anni addietro e poi non aver avuto più alcun rapporto con l’ente locale. Di certo i Comuni potrebbero essere gli ultimi ad avere interesse a cercare utenti per i quali ora si vedrebbero costretti a compartecipare. Interessati ad arrivare al 30 settembre (termine ultimo per la presentazione della domanda di contributo) senza fare troppa pubblicità a questo provvedimento (cosa inversa, ad esempio, rispetto al  fondo regionale per gli assegni di cura, per i quali i Comuni fanno bandi e distribuiscono fino ad esaurimento i fondi regionali). Qui non è la stessa cosa: sono tenuti a pagare secondo quanto stabilito dalla Regione e poi a chiedere il rimborso.

             I valori ISEE fissati dalla delibera, i Comuni, gli utenti

            Se dunque intanto è necessario che le informazioni arrivino agli utenti di questi servizi, con l’invito a presentarsi presso gli uffici comunali e presso gli Ambiti Territoriali, i contenuti della delibera aprono altre non meno importanti questioni. La principale è la seguente: la Regione Marche ha stabilito, in questa delibera, che sia considerato incapiente un utente con valore ISEE tra 0 e 2850 e che contribuisca, in parte, chi ha una ISEE tra 2850 e 11.500. Lo  stabilisce in una delibera che sostiene i costi dei Comuni per il pagamento delle spese di ricovero di utenti, in questo caso, ricoverati in strutture residenziali per la salute mentale. La scelta di destinare il Fondo solo  a “questa categoria” è determinata - come motivato in premessa - dall’esiguità dello stesso. Se ci fossero stati più soldi, in sostanza, “altre categorie” sarebbero state incluse. 

Se dunque con questi valori ISEE la Regione fissa, nonostante le ambiguità sopra evidenziate,  l’obbligo di compartecipazione comunale per questi specifici utenti, come si potrà sostenere che tale obbligo a prescindere dall’esistenza del Fondo, sia, per il Comune, derogabile  per un’utente con analogo reddito (valore ISEE) ma ricoverato in altra struttura? Insomma: se sono ricoverato in una residenza per disabili o  anziani e ho un ISEE sotto 2850 euro sono meno incapiente di un’utente ricoverato in una residenza psichiatrica?  Sarei propenso a ritenere di no.  E dunque ad invocare il contributo regionale.

           Consigli per gli utenti (dei servizi residenziali per la salute mentale)

Considerato quanto sopra, i passaggi – consigliabili - per gli tutti gli utenti dei servizi residenziali della salute mentale (anche quelli delle comunità alloggio devono chiedere e premere per  essere ammessi!) possono essere i seguenti: andare in un CAAF per il calcolo del valore ISEE (ricordando che per valori ISEE tra 0 e 11.500 è previsto contributo comunale).  Si facciano fare dal CAAF, gentilmente, anche calcolo del contributo a carico del Comune (allegato A, DGR 1065) quando il valore ISEE si trova tra 2.850 e 11.500. A quel punto si rechino in Comune richiedendo, sempre con gentile fermezza,  la compartecipazione al costo della retta. Sarà poi il Comune a dover, entro il 30 settembre, provvedere a fare domanda al fine di ricevere il contributo regionale (che non automaticamente gli coprirà tutte le spese).  Come spiegato sopra, non sarà un percorso facile, ma bisogna cercare di intraprenderlo: far pagare i Comuni, con le modalità stabilite dalla delibera,  per fare in modo che poi chiedano rimborso alla Regione. Se così non accade, è presumibile che nulla muterà per chi, in base alla delibera, non dovrebbe pagare nulla o di meno.

Per approfondire

- Fondo regionale solidarietà. La pessima proposta della Giunta

- Interrogazioni su beneficiari Fondo solidarietà

- Fondo solidarietà. Le risposte della Regione 

- Fondo solidarietà. A che punto siamo? 

- Marche. Legge stabilità 2017. Modificare articolo su fondo solidarietà 

- Fondo solidarietà. La Regione non mantiene l’impegno, ma promette di istituirlo nel 2017 invece che nel 2018

Vedi anche

- Qualità e inclusione nella comunità. Verso i nuovi requisiti dei servizi sociosanitari. Firma l’appello

- Tutte le schede dell’Osservatorio del Gruppo Solidarietà sulle politiche sociali nelle Marche

- I materiali dei corsi di formazione

LE PAROLE DELLE POLITICHE SOCIALI - Moie di Maiolati, settembre 2018 - marzo 2019

Gli interventi a sostegno della domiciliarità nella regione Marche (Moie di Maiolati, 6 novembre 2018)

- L’ultimo libro del Gruppo Solidarietà, DISABILITA’ E PROGETTO DI VITA. Contrastare la re-istituzionalizzazione dei servizi.

- Le schede di approfondimento.


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